Ora la vendemmia più “dolce” spera in numeri d’altri tempi

Iniziata la raccolta del moscato che potrebbe tornare ai risultati di dieci anni fa.

ROBERTO FIORI scrive sul La Stampa CUNEO:

Il  cielo è sereno, la maturazione è perfetta e le uve sono di ottima qualità, anche se un po’ di pioggia non guasterebbe affatto». I produttori di moscato sono fiduciosi: la vendemmia 2021 appena iniziata sui 9750 ettari di dolce vigneto che si distendono sulle colline cuneesi, astigiane e alessandrine ha i numeri per collocarsi in vetta alle classifiche degli ultimi anni. Non solo dal punto di vista qualitativo, ma anche e soprattutto di quello quantitativo e di mercato.

«Dopo anni con il freno tirato – dice il direttore del Consorzio dell’Asti, Giacomo Pondini -, abbiamo la possibilità di assecondare una forte richiesta che percepiamo dai mercati sia di Asti Spumante, sia di Moscato d’Asti. Per questo, l’assemblea dei vignaioli e dei produttori quest’anno ha deciso di aumentare le rese, arrivando a cento quintali per ettaro con la possibilità di aggiungerne altri 15 come riserva». Tradotto in tappi, si tratta di 100 milioni di bottiglie che arriveranno sulle tavole di tutto il mondo, ritornando ai numeri e alle quotazioni di una decina di anni fa.

Da Cossano Belbo, Gianfranco Toso, titolare delle Cantine Toso che da oltre 100 anni e da quattro generazioni sono legate alla tradizione del Moscato e dei vini piemontesi, conferma il trend positivo. «Fino a maggio i mercati sono rimasti molto tranquilli – spiega -, poi c’è stata una vera ripartenza sia in Italia, sia all’estero e ancora oggi i numeri sono in crescita». Toso è presente in oltre 40 Paesi nel mondo (l’export vale circa i170% del fatturato), con dati particolarmente interessanti in Europa dell’Est e Francia, seguiti da Belgio, Olanda, Norvegia, Spagna, Svizzera, Cina, Giappone, Africa centrale, America centrale.

Ma in questi giorni, gli sforzi sono tutti concentrati sui vigneti e sulla cantina di Cossano Belbo. «Domani inizieremo a raccogliere le prime uve – dice Gianfranco Toso -. Nella nostra zona, i vigneti non sono stati danneggiati né delle gelate primaverili, né dalla grandine. Per questo, prevediamo una buona vendemmia sia per il moscato, sia per il brachetto e la barbera». Il cambiamento climatico fa comunque sentire i suoi effetti. «Mio nonno – racconta Toso – si lamentava con chi voleva vendemmiare a settembre, perché si era sempre iniziato a raccogliere le uve ad ottobre. Oggi diciamo lo stesso, ma con un mese di anticipo, visto che c’è chi ha già iniziato a staccare i primi grappoli ad agosto. In poco più di 30 anni abbiamo assistito a un grande cambiamento».

Anche Valter Bera, a Neviglie, è ormai pronto alla vendemmia. «Stiamo già raccogliendo il pinot e lo chardonnay per lo spumante, poi tra sabato e domenica inizieremo con il moscato – dice -. E una bella campagna, ma servirebbe una mezza giornata di pioggia per mitigare un po’ la secchezza e riempire i grappoli. Finora l’acqua non è arrivata e il sole è ancora caldissimo: credo proprio che ormai dovremo adeguarci a questo clima».